Shotokan Karate Club


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Kata

Karate

Quando un maestro deve spiegare ad un suo allievo che cosa è un kata spesso il primo risponde che è un insieme di movimenti codificati e formalizzati.
Questo, sotto un primo aspetto, è esatto ma ci si accorge con la pratica che i kata rappresentano molto di più.
In essi, infatti, sono contenute le esperienze di combattimento dei precedenti maestri che li hanno formati proprio in base alle loro esperienze sul campo di battaglia.

Molto spesso troviamo palestre di karate dove non viene praticato il kata perché ritenuto una forma di "inutili sequenze ripetitive, di scarso valore in un combattimento reale ".

Per i profani, che ne vedono solo l’aspetto esteriore, il kata viene considerato un balletto coreografico privo di creatività.

Per un vero karateka che studia il kata nella sua forma interiore esso è fonte di numerose domande e risposte che lo aiutano a progredire nel
do (la via).

Il kata, infatti, diviene fonte di nuove tecniche di combattimento, di potenziali applicazioni, di studio dei passaggi del kata stesso e dei suoi significati.

La validità dei kata come esercizio fisico e mentale può essere compresa ricordando il motto del Grande Maestro Anko Azato: "
un kata in tre anni ".

Capiamo subito che il kata non è un inutile insieme di sequenze ma anzi è il mezzo che può permettere al karateka di progredire nel suo insieme di corpo e spirito.


Capiamo subito che il kata non è un inutile insieme di sequenze ma anzi è il mezzo che può permettere al karateka di progredire nel suo insieme di corpo e spirito.

All'interno dei kata dello Shotokan possiamo individuare almeno due tipologie di kata. La prima composta di kata dove viene richiesta un’elevata potenza e resistenza (Kata Shorei), e una seconda dove viene richiesta una notevole agilità e rapidità (Kata Shorin).

Domandiamoci adesso che cosa distingue un buon kata da uno di livello mediocre o da uno di pessimo livello. A tale domanda possiamo rispondere con alcuni elementi che devono essere presenti in un kata.

I dieci elementi di un kata

  • YIO NO KISIN (lo stato mentale): il karateka durante l’esecuzione di un kata deve porsi in uno stato mentale simile a quello di un cacciatore in una foresta d’animali feroci;
  • INYO (l’attivo e il passivo): il karateka deve sempre ricordarsi che tipo di tecnica sta facendo, d’attacco o di difesa;
  • CHIKARA NO KIOJAKU (la forza): colui che esegue un kata deve impiegare il giusto grado di forza per ogni tecnica;
  • WAZA NO KANKYU (la velocità): velocità in tutta l'esecuzione del kata e delle sue tecniche di difesa e attacco;
  • TAINO SHIN SHOKU (la contrazione);
  • KOKYU (la respirazione): il karateka deve sintonizzare la propria respirazione con quella imposta dai movimenti del kata;
  • TYAKUGAN (il significato): ogni tecnica del kata ha un suo significato ben preciso ed il karateka lo deve scoprire per rendere l’esecuzione più realistica;
  • KIAI (unione di corpo e spirito): il karateka, in alcuni punti prestabiliti del kata, deve concentrarsi al massimo e fondere la sua mente con il corpo puntando ad un unico obiettivo;
  • KENTAI NO HOJI (la posizione): di fondamentale importanza per il kata è che il praticante esegua posizioni salde e corrette. Tale fatto permette al karateka di tornare nell’esatto punto di partenza;
  • ZANSHIN (la guardia); tale parametro di fondamentale importanza non implica soltanto una buona guardia ma il corretto stato mentale del karateka.



Vediamo adesso una piccola rassegna di alcuni dei kata dello Shotokan (nella parentesi il nome del kata in cinese):

  • Heian (Pinan): la traduzione significa "pace dello spirito" o "pace e tranquillità). Sono un gruppo di cinque kata e furono creati dai maestri Anko Azato e Anko Itosu. Quest'ultimo li utilizzò come base per l’insegnamento nelle scuole;
  • Tekki (Naihanchi): "Cavaliere di ferro ". Sono un gruppo di tre kata e si attribuiscano al maestro Matsumura (i primi 2) e al maestro Itosu (l’ultimo);
  • Bassai (Passai): "Penetrare in una fortezza". Sono due kata tra i più diffusi;
  • Jiin – Jitte – Jion: sono kata provenienti dal Tomari–te (karate antico dell'isola di Okinawa) che furono trasformati in Shuri-te dal maestro Itosu intorno al 1870;
  • Hangetsu (Seishan): "Mezza Luna", probabilmente uno tra i kata più antichi;
  • Gankaku (Chinto): "La gru sulla roccia";
  • Chinte: "Calmare, placare";
  • Nijushiho (Neiseishi);
  • Sochin: "Muovere in battaglia "
  • Unsu: " Le mani come le nuvole"
  • Empi (Wanshu): " Volo di rondine;
  • Kankudai, Kankusho: "Guardare il cielo ". Il primo era tra i kata preferiti del maestro Funakoshi.



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